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Tag: bacio, cross kissing, genere, identità, omofobia, omosessualità, Roma, sesso, università La Sapienza

E’ vero che il mondo è ciò che vediamo, ma è altresì vero che
dobbiamo imparare a vederlo.
M. Merleau-Ponty
Lasciamo per un attimo perdere moralismi inutili sulla presunta “street art” portogruarese e sui presunti criteri che la giudicano vandalismo/arte.
Proviamo a dare nuove prospettive e direzioni ai nostri occhi, proviamo a concentrarci non tanto su il dato scritto di per sé ma vediamo se da quelle scritte sui muri riusciamo a trarre un qualche dato visivo un attimo più oggettivo rispetto a particolarissimi gusti artistici. Come ci ha fatto notare Merleau-Ponty, non ci si sofferma mai veramente a vedere la nostra città e abbiamo sempre ignorato l’esistenza di un suo qualche linguaggio visivo autonomo. Conosciamo la piantina della città di Portogruaro ma non sappiamo vederla in tutte le sue sfaccettature. Dato che il paesaggio naturale comunemente inteso è sempre paesaggio culturale perennemente mutevole e cangiante, occorre, per riuscire a leggerlo e, di volta in volta, capirlo e abitarlo, adottare un metodo un po’ sperimentale per cogliere quei dettagli segreti di Portogruaro.
Dubitare rigorosamente che il contenitore coincida con il contenuto e che l’esterno coincida con l’interno potrebbe essere un modo per iniziare a comprendere cosa il paesaggio culturale della città provi effettivamente a comunicare. Ora, da dove partire per imparare a vedere Portogruaro, il mondo della nostra quotidianità ?Dai muri.
Muri come confini sociali e culturali il che implica necessariamente escludere/includere determinate fette di spazio sociale, ma non è assolutamente detto che tracciando i confini escludiamo non-luoghi e li releghiamo ad un immaginario da fastfood o deserti americani con sosta per far benzina o centri commerciali in periferia, sarebbe sottovalutare la malleabilità del concetto di non-spazi.
La dimensione spaziale è ovvio implica sempre quella temporale, ma bisogna anche notare che esiste uno spazio percepito in quanto luogo spaziale ufficiale primariamente organizzato in settori funzionali a specifici bisogni primari, successivamente coesistono in essi non-luoghi ufficiosi dove trovano libertà di espressione le voci più energiche e spesso più represse di ogni città, i giovani. Ecco che allora, se il corpo sociale è confinato in una specifica pelle e quella pelle sono i muri delle sue case, della città, la pelle rugosa del muro è la pelle psichica dell’adolescente. Gli spazi “psichici” di Portogruaro si connotano su muri come spazi di aperto conflitto visivo.
Precursore degli accesissimi confronti verbali delle chat collettive online, e in più senza moderatore, il graffio sul muro o la scritta fatta con l’ uniposca è un conflitto reale a tutti gli effetti: si seleziona uno spazio fisico che ha valore in base alle dinamiche aggregative locali ma non è necessario che sia nel retro della boscaglia del parco della villa Comunale. Ormai i conflitti sono all’aperto e aperti a tutti, ma in questo caso vige la regola di strada dei writers: se tocchi la mia firma e il mio spazio aggiungendo un commento non autorizzato, intromettendoti così in un discorso che non ti appartiene, verrai linciato (per ora)graficamente: i muri diventano muri parlanti con frecce e
rimandi, complicatissime elaborazioni grafiche di sentimenti complessi come l’odio e l’amore che coesistono sempre, l’uno vicino all’altro. Ed eccolo qua il nostro caro e amato inclassificabile e anarchico luogo sociale camuffato da non-luogo: muri come sfogo d’amore e di odio, di musica, di morte, di solitudine.
I muri vicino alle scuole sono stati stuccati, ma dietro, dove si parcheggia la bici o si va a prender il bus per tornare a casa, o nel parco dove si va in marina, c’è un mondo altro, forse proprio quello che varrebbe la pena di vedere almeno una volta, per capire tanti perché. Ma si dovrebbe chiedere di più ai nostri occhi. Accantonata la normalissima volgarità delle scritte, ci si potrebbe concentrare su ciò che, a posteriori, si potrebbe leggere o non, o da tali scritte: come vengano gestite le relazioni di potere tra i generi maschile e femminile e le dinamiche socio-performative dell’atto sessuale, chiedersi come e se venga gestito attivamente dai giovani il politico e i suoi luoghi. Lo stesso vale per le politiche/pratiche di integrazione interculturale, la gestione di una qualche forma di cultura altra rispetto a quella “locale”.
Domande che nascono spontanee dato che, a Portogruaro, al primo posto vincono le scritte che contengono discriminazioni e diffamazioni razziste specificamente a sfondo sessista e omofobo (Omofobia: odio e paura mista a “schifo” per le persone omosessuali di entrambi i generi. Contro ragazzo presunti “ghei-froci” le scritte sono più cattive, più scherzose quelle dirette alle ragazze, “le lesbichette”). Discriminazioni sessiste e misogine, slogan espressamente di estrema destra con loghi che inneggiano al fascismo e fanno trionfare Berlusconi accanto a Benito Mussolini eletto a mito. Di contro, qualche timido attacco anarchico, scarse le difese di una qualche estrema sinistra. Ora, sarebbe interessante verificare se questi indizi raccolti rappresentino il linguaggio visivo di una una minoranza cinica, che comunque costituisce una fetta di futuro!-o se si possa allargare l’esperimento verso altri confini, ricordando che scrivendo sui muri non solo si usa l’immagine della città per comunicare graficamente, ma si va a minare con il linguaggio visivo volutamente pesante e volgare l’immagine sociale di specifiche persone facendole apparire diverse e quindi automaticamente da escludere socialmente ad esempio minoranze sessuali, etniche e/o religiose. Un aspetto confortante emerge dalla mia analisi dei “muri parlanti”: contro le discriminazioni razziste e le diffamazioni, i legami contorti tra sesso e generi, vince il forte desiderio di amare, la convinzione di saper amare e di sentirsi liberi e libere di appendere al giovane cuore, indipendentemente da quello che gli altri possano dire e scrivere, un lucchetto sospeso nello spazio vuoto tra la terra e il cielo e la frase sulla panchina:“Sai cosa vuole dire amare?”. Questo non va intonacato, di sicuro.